Green Economy: Le aziende sono quelle che ci credono di più

I nostri lettori sono abituati a leggere notizie e resoconti che arrivano dai paesi anglosassoni, soprattutto gli Stati Uniti. Ciò dipende dalla maggiore disponibilità di notizie in rete provenienti da questi mercati  e dalla scelta di “posizionamento” del nostro prodotto (sulle notizie di fonte italiana, che però non dimentichiamo, saremmo  meno originali!). Nessuna sorpresa quindi se passiamo a dare qualche informazione tratta dalla recente pubblicazione della 4° edizione del State of Green Business Report. Il documento fa annualmente il  punto sui trend verdi in atto nella business community statunitense. Secondo gli estensori (www.greenbiz.com) in questi anni di crisi si è affievolito l’interesse dei  consumatori americani  mentre tutto sommato le note migliori vengono proprio dalle aziende, in particolare dalle grandi corporation. Fra i trend positivi vengono segnalati i miglioramenti dell’efficienza energetica, l’incremento di domanda per spazi uffici certificati green, i miglioramenti nel packaging e la riduzione dei consumi di carta. Vengono segnalati anche fenomeni negativi come la crescita di rifiuti elettronici nonostante i migliori risultati nel riciclaggio (la causa è la rapida obsolescenza di mercato dei prodotti), l’aumento della carbon intesity (la quantità di CO2 emesse per unità di PIL) dopo anni di declino e il mancato sviluppo dell’agricoltura organica. Dove noi Italiani siamo certamente messi meglio! Per quanto riguarda la newsletter di oggi un’ occhiata in particolare al primo e all’ultimo articolo che ci danno due spunti su temi ancora poco trattati. Il primo riguarda i progetti per rendere il “capitale naturale” ed i suoi servizi un asset valutabile anche nei piani di business aziendali. L’ultimo, FreeCycle@Work ci da uno spunto per considerare che l’impegno aziendale in tema ambientale può assumere moltissime forme coinvolgendo in prima persona l’ambiente di lavoro ed i collaboratori. Buona lettura.

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