La chimica verde ci libererà dai dittatori?

Due anni fa la grande crisi aveva tra le sue cause l’eccessiva dipendenza della crescita
economica dalla domanda di consumi privati, sostenuti con l’indebitamento crescente delle famiglie (economia), e che prosciugano le risorse del pianeta (ambiente). Oggi si rischia di nuovo per una altra dipendenza, quella dalle fonti di energia che inquinano l’ambiente e che sono localizzate in paesi dove governi autoritari, o peggio, lucrano enormi guadagni a danno dei sudditi che vivono spesso in povertà e sempre senza democrazia (sociale). Problemi certo troppo grandi per la nostra capacità di intervento. Però anche da qui prendiamo la convinzione che la soluzione del problema stia nella collaborazione e nel
dialogo fra i tre soggetti: aziende, pubblica amministrazione e cittadini (non solo consumatori). Esempi di questo impegno sono molti. Vedi una delle tante iniziative del Defra (il dipartimento del governo inglese che si occupa di ambiente) che propone le linee guida per comunicare le performance ambientali in maniera corretta e comprensibile per i consumatori. Oppure il report 2011 sul progetto sostenuto dall’organizzazione no profit Carbon Disclosure Project, che vede la collaborazione fra grandi aziende e loro fornitori per ridurre le emissioni di gas serra. Ma per chiudere, ritornando all’ottimismo iniziale
sulle nostre capacità innovative, come non segnalare la storia che ci viene dal
progetto in grado di realizzare prodotti chimici di base dai rifiuti (in
sostituzione del petrolio) utilizzando un processo biologico? Davvero il futuro
è solo nelle nostre mani!

Visita il nostro sito: www.greenactions.it

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