Il green marketing non è morto…basta solo farlo bene

Ci eravamo lasciati due settimane fa commentando l’articolo di Joel Makover che sanciva la fine del green (consumer)€marketing. E’ meglio lasciar perdere dice il nostro uomo ed occuparsi di cose più serie come€l’efficenza energetica, i progetti di sostenibilità B2B o le campagne di promozione dei comportamenti ecosostenibili.€ Ora, come promesso, cercherò di€ proporvi una sintesi del dibattito, vasto ed acceso, che è seguito€alla publicazione di queste tesi. Direi che fra gli addetti ai lavori c’è un accordo sul punto di partenza dell’analisi di Makover. Non ha mai funzionato€ non solo il marketing che tenta€ di pitturare di verde l’immagine dei suoi prodotti (la falsa promossa), ma anche quello che punta tutto solo sulla motivazione etica e sociale (la promessa sbagliata). Un esempio di questo tipo di approccio è lo spot pubblicitario della Nissan Leaf che si dimentica di €comunicare i vantaggi per l’utilizzatore€dell’auto elettrica; facendolo abbracciare in cambio da uno sperduto orso polare che ha €abbandonato la banchina artica ormai liquefatta.€ Ci sono in realtà alcuni aspetti dell’analisi che non vengono condivisi. Ad esempio lo scetticismo verso i risultati di business del green marketing (che sembrano essere invece significativi). Ma il €dissenso con le tesi di Makover è però totale €€quando si passa alla €conclusione operativa che invita€ a lasciar perdere e ad occuparsi€€di altro!€ Infatti per la maggior parte degli opinionisti€ intervenuti c’è un marketing verde che funziona, e che funzionerà sempre di più, ed è quello che€ continua a focalizzare l’attenzione €sui benefici personali che si possono ottenere da prodotti€e servizi realizzati ora con maggiore €attenzione€per l’ambiente.€Una scelta di cui €€bisogna raccontare l’intera storia in modo trasparente (nessuno è perfetto, ma un po’ alla volta si può migliorare). Ancora di più il prodotto verde deve essere comunicato all’interno di una strategia aziendale complessiva e credibile. Quindi non ci sono scorciatoie. La sostenibilità non è una nuova “moda” a cui attaccarsi per semplificarci la vita€ per un po’ di tempo in attesa che la crisi passi e che i consumatori tornino a comprare con facilità e spensieratezza. Bisogna continuare ad impegnarci per €trovare nuove soluzioni e nuove idee (la benedetta innovazione) che risolvano prima di tutto i problemi del nostro target e poi diano una speranza alle future generazioni! E se ci guardate bene gli articoli di questa settimana confermano questa conclusione.

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