Quando l’apparenza non aiuta il brand

Mobilità sostenibile, riduzione della Co2, packaging, efficienza energetica della IT, riciclaggio dell’elettronica di consumo. Sono in ordine di sparso  i  settori da cui provengono le informazioni che abbiamo selezionato per voi questa settimana. Dimostrano ancora una volta, come, nonostante le difficoltà imposte da una crisi difficile da superare almeno nei paesi tradizionalmente sviluppati, prosegua senza sosta il processo di innovazione ambientale messo in atto dal sistema produttivo e distributivo. Uno sforzo che si propone prevalentemente, e non può essere diversamente di migliorare l’efficienza e la competitività delle imprese ma che determina poi il massimo effetto possibile solo quando questi sforzi vengono premiati anche dalla percezione e dalla attenzione dei diversi Stakeholder (in primis i consumatori , senza dimenticare il sistema finanziario e amministrativo) E questo ultimo valore aggiunto per le imprese sembra essere come abbiamo visto anche recentemente  quello di più difficile ed incerta acquisizione . Ricordate la discussione sulla vitalità del green marketing ? Una polemica che a quanto pare l’estate sembra aver portato via con se ma che al fondo testimoniava come le aziende (almeno quelle più grandi , preparate o motivate) sanno più o meno bene come si fa ma non allo stesso modo sanno come raccontare. Arriviamo a chiudere quindi il cerchio di questa presentazione con l’ultimo che in realtà presentiamo  come il primo dei contenuti di questa newsletter e cioè la ricerca di Interbrand che mette in linea i brand che si stanno impegnando maggiormente sul terreno della Green Economy. Una graduatoria che guarda caso viene determinata proprio dall’equilibrio fra  le performance effettivamente  conseguite e la percezione che di queste ha la pubblica opinione. Paradossalmente si potrebbe pensare che in alcuni casi convenga investire un po’ meno in efficienza energetica e un po’ di più nel comunicare al mercato ciò che si sta facendo . Ma a pensarci bene è solo un paradosso apparente se ci rendiamo conto di quanto grande è  l’impatto delle scelte e dei comportamenti dei consumatori e di come questi chiedono ancora di essere informati ed “istruiti” dai loro brand di fiducia . E non pensiamo sia un problema solo dei grandi marchi. Tutte le aziende hanno il loro pubblico, magari fosse solo quello dei loro dipendenti.

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