Una riflessione su ambiente e consumi dalle colline marchigiane

Non so quanti manager d’impresa o amministratori pubblici  abbiano avuto possibilità e voglia di dedicare una parte del loro tempo ad Herbaria; evento che si è tenuto nel corso dell’ultimo week end nella location davvero unica della Abbadia di Fiastra in provincia di Macerata. Non so nemmeno quanti di questi abbiano poi avuto modo di essere presenti alle due “lezioni” di Carlo Petrini (l’ormai famossimo fondatore di Slow Food) e Luca Mercalli (altrettanto conosciuto almeno in Italia , opinionista televisivo e non solo). Chi ha partecipato soprattutto a questi due ultimi incontri ha vissuto una esperienza concreta di come l’ambientalismo sia ormai uscito definitivamente dai recinti ristretti di avanguardie pauperiste o ideologizzate. Gente comune, agricoltori, molti giovani hanno riempito lo spazio di Herbaria destinato ai convegni e soprattutto hanno accolto con attenzione e passione le considerazioni dei due speaker. Questi, pur evidentemente abituati a platee anche più numerose e magari illustri, sono sembrati realmente stupiti della accoglienza ricevuta ed io, per quel che può contare, con loro. Non che gli argomenti toccati fossero semplici ed agevoli. Per entrambi gli oratori l’equilibrio ambientale (all’equilibrio era intitolata l’edizione di Herbaria di quest’anno) è seriamente minacciato dall’esplosione della popolazione umana e dalla crescita dei consumi a cui questa si è votata. E secondo Petrini sono proprio i consumi alimentari e il sistema agri-industriale che si è organizzato per soddisfarli (o per generarli a seconda delle opinioni) la causa principale di questa minaccia non tanto all’ambiente che alla fine un suo equilibrio lo troverà di nuovo, ma quanto al tipo di vita a cui siamo abituati. Uno più olistico e trascinante l’altro più scientifico e legato alla forza dei numeri hanno entrambi  messo in evidenza che il danno principale sta nella perdita della biodiversità, cioè nella infinità di varianti della natura (vegetali, animali) che stiamo distruggendo, molto spesso senza neanche conoscerle ed ignorando il ruolo occupato nell’equilibro generale. Una perdita che non solo riguarda l’ambiente globale e le generazioni future (e già questo basterebbe)ma che già oggi ci priva di gusti, sapori, colori , sensazioni di cui ci rendiamo conto solo quando ci troviamo in ambienti  come quelli della Abbadia di Fiastra. Sia Petrini che Mercalli hanno colpito duro ma il pubblico presente non è sembrato preoccupato degli scenari ipotizzati, piuttosto consapevole che il cambiamento è possibile e che questo può avvenire non  aspettando soluzioni calate dall’alto ma attraverso un diverso atteggiamento verso consumi e comportamenti individuali. E qui l’aggancio alla opportunità che tutto questo può generare anche per l’economia e lo sviluppo (non solo quantitativo) del nostro Paese. Se è la biodiversità che va salvata e recuperata questo può avvenire attraverso la generazione di nuove filiere di produzione, distribuzione e consumo che si aggiungono, fornendo una scelta in più, a quelle oggi imperanti che sono poi normalmente controllate da organizzazioni e centri decisonali non nazionali. Non solo nell’agro-alimentare (Petrini ha richiamato con forza un ritorno all’agricoltura di qualità che oggi potrebbe essere anche una parziale soluzione ai problemi dell’occupazione specie giovanile), ma anche nelle produzioni su piccola scala ed innovative che rispettino i saperi tradizionali e che si rivolgano ad acquirenti più consapevoli e informati (questo è inevitabile). Cambiamenti che non devono suonare impossibili. Gli esempi ci vengono segnalati, non solo nel nostro paese ma con più forza anche la dove non ce lo aspetteremmo. Come per esempio dagli Stati Uniti. Petrini ci ha informato che proprio negli States sono ormai 14.000  i Farmer Market (dove gli agricoltori locali che usano sopratutto pratiche bio vendono direttamente al consumatore) ed il trend è in forte crescita. Proprio nel paese di WalMart e degli enormi Centri Commerciali ! Un cambiamento che può risultare anche una risposta non irrilevante alla gravissima e strutturale crisi economica e sociale che stiamo vivendo. Perchè, come ci ha ricordato Mercalli, i consumi materiali non possono crescere all’inifinito mentre quelli immateriali possono farlo.

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