Unilever punta sulla “open innovation” per raggiungere i suoi obiettivi di sostenibilità

 

Unilever ha recentemente annunciato l’apertura di una piattaforma on line destinata a tutti coloro che sono disponibili ad aiutare l’azienda per trovare le soluzioni tecnologiche necessarie a raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi. Primo fra tutti quello di ridurre il suo impatto ambientale pur in presenza di una dimensione raddoppiata dei volumi di vendita. Processo di innovazione aperto all’esterno (open innovation) e attenzione alla sostenibilità fanno ormai parte integrante dei valori strategici di Unilever.

Proprio negli stessi giorni in cui comunicava l’apertura della nuova piattaforma on line per la collaborazione, la multinazionale olandese raggiungeva infatti il primo posto, per la seconda volta consecutiva, del ranking di Globe Scan per la Corporate Sustainability davanti ad aziende come Interface, Generale Electric e Patagonia.

Quello che ha particolarmente colpito però l’attenzione del mercato è la scelta di declinare in maniera trasparente, e direi quasi coraggiosa, quali sono i suoi “needs”, quali sono cioè le 12 aree tecnologiche in cui ha bisogno di collaborazione per raggiungere i suo obiettivi. Una scelta che sarebbe stata stata aspramente criticata da una fanatico della riservatezza come Steve Jobs! Ma per i manager della Unilever i vantaggi della collaborazione aperta sono evidentemente maggiori dei rischi di svelare le carte ai concorrenti.

Nelle 12 aree troviamo ad esempio temi come il miglioramento del packaging, sistemi per la sanitizzatione dell’acqua, la conservazione dei cibi e cosi via. Gli obiettivi di innovazione tecnologica sono quindi strettamente correlati  agli obiettivi contenuti nel Sustainable Living Plan di Unilever  messo a punto nel 2010. L’azienda si propone  di utilizzare entro il 2015 solo fonti sostenibili per l’approvvigionamento di materie prime, di contribuire a modificare le abitudini sanitarie dei popoli del terzo mondo per ridurre la diarrea che è la seconda causa di mortalità infantile, di lavorare in collaborazione con associazioni ambientaliste per migliorare gli standard di vita delle stesse popolazioni favorendo il mantenimento di piccoli produttori e distributori nella sua supply chain.

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