Dalla bellezza dell’ecologia ai fumi dell’Italsider

Una nuova lunga estate calda è forse (meterologicamente parlando) alle spalle. Come potevamo facimente pronosticare tutti i problemi irrisolti che affliggevano due mesi fa la nostra economia e la nostra società sono rimasti irrisolti; qualche spunto di riflessione però ci è venuto dalla cronaca di questi mesi.

Pochi giorni dopo la pausa estiva della nostra newsletter si è tenuto a Treia, in provincia di Macerata, il Convegno Estivo di Symbola. La scelta del titolo, oltre che del luogo, è stata  particolarmente emblematica: “La bellezza è ecologica”. Un riferimento molto evidente al tradizionale posizionamento del Made in Italy basato sui valori del design e dell’innovazione . Quello per capirsi che si trova particolarmente di casa nel Centro Italia e nelle Marche. Nei tre giorni del convegno è emersa evidente, dalla lunga serie di testimonianze ed interventi, che l’innovazione sostenibile aggiunta alla innata capacità di fare le cose fatte bene e belle del nostro sistema produttivo rappresenta la via di uscita inevitabile dalla nostra crisi, ed i segnali già sono evidenti a ben vedere .

A proposito però di questo vantaggio competitivo che abbiamo ereditato dalla nostra storia va detto, e forse nel convegno di Symbola è un pò sfuggito, che la progressiva devastazione del territorio e del paesaggio causata dalla cementificazione con improbabili destinazione d’uso, sta provocando una seria minaccia non solo al nostro ambiente, alla “indipendenza agricola” (vedrete quanto conterà nei prossimi anni) ma anche alla nostra innata cultura estetica (i nostri giovani passeggiano nei Centri Commerciali piuttosto che nei Centri Storici).

Ancora meno bello e sostenibile sia per l’ambiente che per gli umani è l’insediamento industriale che ha attirato l’attenzione della pubblica opinione in questi ultimi mesi . Mi riferisco alla Italsider di Taranto. Decenni di incuria, scarsa attenzione e forse molto peggio hanno provocato oggi quello scontro che sembra inconciliabile fra le esigenze della produzione e quelle dell’ambiente e della salute. Il dilemma fra salute e lavoro sembra quasi irrisolvibile a causa di errori passati ma oggi è assolutamente necessaria una collaborazione fra tutte le parti in causa: l’azienda, i lavoratori, la città e le organizzazioni intermedie fra cui quelle ambientaliste. Lo abbiamo ritrovato spesso negli articoli ospitati dalla nostra newsletter.

Le crisi ambientali si risolvono con la trasparenza e la collaborazione certamente non con la contrapposizione e la chiusura. Questa sensibilità è presente nella nostra cultura d’impresa e delle relazioni sociali ? Può essere solo uno spunto l’articolo che potrete leggere seguendo questo link http://www.interbrand.com/en/best-global-brands/Best-Global-Brands-2011/Article1-BGB2011.aspx

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