Lo stato dell’energia verde dagli Usa all’Italia

 Alcune fra le notizie che abbiamo selezionato questa settimana si ricollegano idealmente con le vicende della realtà italiana (mi riferisco a recenti accadimenti nelle  Marche che sono però diffusi a livello nazionale). Si parla della riconversione energetica determinata dalla necessità di combattere il cambiamento climatico. Un processo che ha un obiettivo che quasi tutti condividono ma che poi diventa molto più controverso da implemetare. In particolare a causa dell’intervento della mano pubblica (che ahime, sopratutto in Italia, crea più problemi che opportunità). Abbiamo però un esempio di intervento pubblico positivo che è quello realizzato dal sindaco di Chicago che ha fissato obiettivi drastici di riduzione delle emissioni di gas serra per la sua città e poi ha coinvolto un “gruppo pilota” di proprietari, tecnici e organizzazioni ambientaliste per realizzare, in alcuni grandi immobili commerciali, un impegnativo progetto di efficientamento energetico con il fine di  promuovere la fattibilità e la convenienza ambientale ed economica del suo programma.

Efficientamento energetico che infatti, non dimentichiamolo mai, ha un effetto molto positivo sopratutto sulla economia locale coinvolta nelle ristrutturazioni immobiliari. Abbiamo poi un esempio di intervento pubblico “incerto” che è quello della amministrazione federale americana la quale, dopo alcuni anni di incentivi al settore delle rinnovabili che hanno determinato lo sviluppo di domanda ed offerta, ora sembra molto indeciso sul da farsi di fronte ai costi della crisi economica e alla opposizione delle lobby “dei combustibili fossili”. Una incertezza che, salvo qualche illuminante esempio segnalato dal nostro articolo, sta bloccando in maniera decisa gli investimenti nel settore.

Con un balzo di parecchie migliaia di chilometri e con una portata apparentemente minore abbiamo infine l’esempio, e qui parlo delle cronache locali, di un intervento pubblico “discutibile”. Mi riferisco alla proliferazione delle autorizzazioni di centrali a biomasse e biogas nella Regione Marche che ha provocato una forte reazione popolare e, recentemente,  una parziale retromarcia degli indirizzi amministrativi. Nuovi impianti  che sono senz’altro positivi se di piccole dimensioni ed integrati in una filiera agricola a circuito chiuso (permettono di recuperare molti scarti generando redditi e sottoprodotti di valore), molto più problematici invece se di medio – grandi dimensioni in grado di modificare la filiera agricola (campi coltivati per produrre energia piuttosto che cibo) e anche l’equilibrio ambientale della zona coinvolta.

Un vero peccato che un processo così importante venga offuscato per impreparazione o per soddisfare in maniera eccessiva interessi privati, con il risultato che la green economy e la lotta ai cambiamenti cliematici diventano quasi una preoccupazione per la pubblica opinione piuttosto che un processo da appoggiare e condividere per le sue ricadute su ambiente, salute ed economia.

Se l’articolo è stato di tuo interesse, visita il nostro sito: www.greenactions.it ed iscriviti alla newsletter gratutita.

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