Il futuro delle ecolabel dopo “Applegate”: poche, riconoscibili e terribilmente serie?

Le scelte compiute recentemente da Apple di rinunciare alla certificazione EPEAT (ecolabel per il settore dell’informatica diffusa sopratutto negli Stati Uniti)  per poi ritornare rapidamente e precipitosamente sui suoi passi dopo le contestazioni arrivate dal mercato hanno posto di nuovo al centro dell’attenzione il ruolo giocato oggi dagli standard e dalle etichette ambientali. A livello globale la confusione è ancora notevole ma gli esperti di settore sono convinti che il trend sia ormai segnato: si affermeranno sempre di più le ecolabel di terze parti indipendenti che si basano su criteri oggettivi e misurabili specie se in grado di essere applicate a molti settori e quindi più facilmente riconoscibili dai consumatori.

In effetti se andiamo ad osservare le informazioni disponibili presso i database on line che si occupano di raccogliere tutte le notizie sui programmi di ecolabel esistenti i numeri sono ancora impressionanti ed in crescita. Secondo Ecolabel Index (www.ecolabelindex.com) ci sono ad oggi 433 etichette ambientali in 246 paesi diversi. Esiste anche un altro database on line realizzato da BASF chiamato SELECT  (https://select-ecolabels.basf.com/Applications/EcoLabelManager.nsf ) che censisce 270 programmi, il triplo di quelli seguiti solo un anno fa. Nonostante l’attuale situazione proprio i gestori di questi database sono concordi nel riconoscere un generale indirizzo a favore dei programmi indipendenti basati su criteri scientifici e trasparenti.

Ad essere penalizzate sono perciò le ecolabel che sono originate direttamente dalle aziende di produzione o distribuzione e anche quelle che sono frutto di organizzazioni di categoria imprenditoriali. A penalizzare queste scelte è sopratutto l’avversione o la scarsa fiducia da parte dei consumatori verso “autocertificazioni” che anche quando sono serie appaiono troppo di parte e comunque non va dimenticata  la difficolta ad imporre la notorietà dell’etichetta in un mare cosi fortemente popolato.

Il caso di Apple inoltre ci ricorda come in molti settori la disponibilità di un Ecolabel non è più una scelta di marketing proattiva ma un obbligo richiesto dalle procedure di green procurament delle istituzioni pubbliche e delle grandi aziende. Ed in questi settori necessariamente si andrà verso una concentrazione sulle ecolabel considerate dai grandi acquirenti più serie ed affidabili.

Abbiamo anche l’esempio di ecolabel che si basano su criteri e misurazione oggettive che vengono utilizzate da altri programmi di certificazione come supporto ai loro ranking di valutazione. Ci riferiamo allo schema LEED che nel settore immobiliare si propone di assegnare certificati e punteggi di appropriatezza ambientale e che ha recentemente inserito nel suo schema l’Ecolabel EPD come strumento di riferimento per misurare gli impatti ambientali dei prodotti dell’edilizia.

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