La Moda (italiana): un esempio ed un impegno per la sostenibilità


Buon anno a tutti ! L’abbiamo scampata bella con i Maya e quindi ora cosa mai può crearci ansia e preoccupazione? La doppia crisi economica ed ambientale continua in realtà a far sentire pesantemente  i suoi effetti ma  dobbiamo continuare a credere che il futuro può essere unicamente nelle nostre mani e se poniamo il meglio del nostro impegno per innovare il  modello di sviluppo e consumo, è ancora possibile trovare una soluzione ad entrambe le crisi che ci affliggono. E questo vale sia a livello globale e ancora di più per quanto riguarda il nostro Paese.

Le notizie che vengono proposte nella prima newsletter dell’anno ci confermano l’impegno di imprese , di organizzazioni governative e no profit per ridurre l’impatto ambientale delle nostre scelte di vita. In alcuni casi, come ad esempio quello di Zara, il comportamento virtuoso è il risultato di una pressione esterna, quella di Greenpeace che ha presentato e resi pubblici i danni determinati dai prodotti chimici utilizzati nella produzione dei tessuti e soprattutto dagli effetti della troppo frequente “sostituzione” dei capi di abbigliamento lowcost.

In altri casi, ed è una contrapposizione casuale ma forse significativa, c’è il manifesto per la sostenibilità della moda italiana. Significativa perchè forse soltanto dal sistema della moda italiana, da sempre orientato alla qualità e alla innovazione, poteva venire una presa di coscienza come quella contenuta nel Manifesto che rappresenta rappresenta una linea guida essenziale per la sostenibilità di un settore cosi rilevante per l’orientamento della nostra economia.

Il manifesto richiede attenzione alla progettazione e alla produzione sostenibilie con un ruolo fondamentele assegnato al design, ma forse l’aspetto più significativo sta nella stretta relazione fra sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, questa ultima declinata non solo con l’attenzione a seguire il comportamento delle filiere di fornitura nei confronti dei diritti dei lavoratori e delle comunità (come richiede Greenpeace), ma soprattutto con l’impegno a mantenere e riportare attività e saperi nel nostro paese.

Ne deriva una considerazione fin troppo scontata, forse, ma a volte dimenticata. Non può esserci sostenibilità ambientale, attenzione per la natura e per l’ambiente in un paese che si impoverisce sia di risorse economiche che culturali (il saper fare certamente lo è). Senza queste risorse ogni progetto di riqualificazione ambientale è velletario.

Un impegno per la politica, ma anche per il sistema imprenditoriale del nostro paese, quello almeno che vuole essere, come va di moda oggi, socialmente responsabile.

Buon 2013 a tutti!

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