Produci ed acquista locale. E’ il nuovo trend della Moda newyorkese

Manufacture-NYForse è ancora troppo presto per dirlo, ma è certo che ci stanno provando. Manufacture New York (www.manufactureny.org) è il marchio di un incubatore di nuova generazione che si prefigge di rilanciare nella Grande Mela la presenza di una produzione locale  nel settore della Moda. La sfida al fast fashion globalizzato è impegnativa ma l’obiettivo ha un valore sociale ed ambientale molto interessante non solo per i consumatori newyorchesi. Si punterà sulla collaborazione di filiera, sulla manifattura sostenibile e sulle campagne di pubblica consapevolezza. Facciamo il tifo.

La notizia ci arriva direttamente dal post di uno dei responsabili di questo progetto, rilanciato dai media di settore. A quanto pare New York (il quartiere di Brooklyn) possedeva un fiorente Garment District che però è stato  “terremotato” dalla globalizzazione prima e dalla crisi economica poi; una situazione che purtroppo  conosciamo molto bene. Sono stati persi circa l’80% dei posti di lavoro locali e anche la debole ripresa, che lì sembra essere arrivata, non ha portato per ora effetti sull’occupazione. Insieme ai posti di lavoro sono stati svuotati capannoni e la filiera si è dispersa.

Ma l’impressione è che ora si possa invertire il trend. Preoccupazioni ambientali e sociali e la disponibilità di nuovi sistemi produttivi flessibili e su piccola scala permettono di pensare che si possa ricostruire quello che prima  è stato  “smantellato” Nasce quindi Manufacture New York che si propone come primo incubatore a sostegno dei fashion designer americani che intendono avviare i loro nuovi progetti ricorrendo alle competenze, alle macchine, ai fornitori e ai consumatori americani e newyorchesi in particolare.

Il progetto per perseguire con successo questo obiettivo si baserà su tre pilastri perfettamente coerenti con le attuali tendenze della Green Economy.
La collaborazione di filiera: si realizza grazie a piattaforme digitali che permettono di condividere competenze, esperienze ed informazioni fra gli operatori di settore, ma si esplica anche con la condivisione di spazi e macchinari che abbattono i costi fissi e di sviluppo. La manifattura sostenibile riduce o elimina i costi e gli impatti dei trasporti internazionali e gli altri costi connessi alla globalizzazione che pure esistono. Inoltre si propone di riutilizzare e recuperare spazi produttivi dismessi mettendoli a disposizione non solo della attività manifatturiera ma anche delle sale di posa, dei laboratori per lo sviluppo di nuovi progetti e materiali sostenibili. Si punta ovviamente anche sulla efficienza energetica. Le campagne di consapevolezza e responsabilità sociale avranno infine il compito di promuovere un consumo più sostenibile presso i consumatori locali ricordando loro gli effetti della fast fashion sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.

In America come sappiamo adesso è particolarmente viva una campagna sostenuta dallo stesso governo per riportare indietro posti di lavoro perduti con la globalizzazione. Un tema a cui gli americani si stanno dimostrando molto sensibili. I fondatori di “Manufacture New York” sono convinti che ci sia davvero un importante spazio di mercato per “ricreare” un nuovo settore della moda sulla Costa Atlantica basato sui concetti della sostenibilità ambientale e sociale. Un tentativo che dovremmo seguire con attenzione e magari “imitare” al più presto.

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