L’Istao, la cultura di impresa e le nuove sfide della sostenibilità


Questo ultimo fine settimana si è tenuto all’ Istao di Ancona il (primo?) Festival della Cultura Olivettiana. L’occasione per riflettere sulla situazione del nostro paese e della nostre imprese attraverso le lenti del pensiero e dell’azione del grande imprenditore ed “utopista” . Per riprendere la strada dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile, bisogna di nuovo mettere gli interessi ed i desideri delle persone al centro dell’azione di impresa e società.

Per chi non lo conosce bene l’ Istao, Istituto Adriano Olivetti,  nasce nel 1967  grazie all’ azione del grande economista Giorgio Fuà,  e con evidente  riferimento al pensiero di Adriano Olivetti per il quale qualità e soddisfazione dei collaboratori era un elemento decisivo per il successo delle imprese. L’Istao, pioniere nel suo genere in Italia, si dedicò perciò subito  alla formazione di giovani manager ed imprenditori per dare maggiore solidità allo sviluppo di quel modello marchigiano che Fuà aveva saputo interpretare ed imporre alla conoscenza dell’intera comunità nazionale ed internazionale.

A ben vedere, le attività di Adriano Olivetti da una parte, ed il modello delle imprese marchigiane dall’altro, rappresentano forse il meglio dello sviluppo che ha portato il nostro Paese, anni indietro, ad essere una delle più grandi potenze industriali. Equilibrio fra impresa e territorio, capacità di innovare puntando su design, creatività  e  tradizionali abilità artigiane, presenza sui mercati internazionali nonostante le modeste dimensioni delle aziende. Poi il meccanismo si è inceppato. Lo stesso Istao ha vissuto anni meno brillanti; ma l’impressione è che ora ci si rimbocchi di nuovo le maniche e che sia venuto il momento per riprendere il cammino.

Non è forse un caso che gli interventi più apprezzati e spontaneamente applauditi della mattina di sabato siano stati quelli di due imprenditori anagraficamente lontani fra loro, ma in realtà molto vicini per la visione ed il coraggio. Il primo è Luca Botticelli  , creatore di una comunità globale di “designers” della calzatura , i cui progetti potranno essere  sviluppati grazie ad una piattaforma on line e prodotti dalle sapienti competenze manifatturiere della “shoes valley” marchigiana.

Il secondo è Adolfo Guzzini il cui gruppo imprenditoriale, lui direbbe il gruppo della sua famiglia, rappresenta uno degli  esempi più emblematici del modello marchigiano , con tutte le sue molte virtù e anche le sue debolezze. Storia, esperienza ed autorevolezza ben diversa, ovviamente, ma nelle loro parole si è visto chiaramente l’esistenza di un Paese e di imprese che non smettono di avere fiducia nei propri mezzi e affrontano con coraggio le sfide globali.

Si è parlato di sostenibilità? L’azione di Olivetti esprimeva con molti anni di anticipo il concetto  dell’impresa che si prende cura dell’ambiente e della società in cui opera; impresa in cui il profitto doveva essere un mezzo e non il fine.
Rendere oggi vivo il pensiero di Olivetti significa di certo puntare sullo sviluppo sostenibile. Del resto i risultati  causati dallo spreco di risorse ambientali, culturali, sociali e finanziarie che abbiamo compiuto in questi anni nel nostro paese,  ci indicano chiaramente la strada che ora dobbiamo intraprendere. All’ Istao  sabato , mi sembra, in molti la pensassero cosi.

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