Quando l’imballo degradabile non è buono

biodegradable-plasticNon tutto ciò che è oro brilla, come non tutto ciò che è degradabile è un vantaggio per la sostenibilità. O meglio per chi sulla sostenibilità ha organizzato un nuovo, profittevole business. La breve storia di alcune bottiglie biodegradabili ci informa sulle nuove regole della Green Economy.

Alcuni stati del sudest americano (Nord Carolina, Virginia)  stanno quasi contemporaneamente arrivando a promulgare una legge che si propone di indicare sugli imballi di contenitori e bottiglie degradabili e compostabili la caratteristica di “non riciclabilità” della stesse. La normativa inoltre richiederà che la stessa promessa di degradabilità risponda alle prescrizioni delle Green Guides della Federal Trade Commission.

Apparentemente la nuova prescrizione sembra essere penalizzante o comunque trasferire una immagine non positiva su una tipologia di prodotto a cui generalmente si attribuisce una valenza favorevole all’ambiente. In realtà il legislatore e le lobbies (ci sono sempre negli States) responsabili della nuova legge affermano che essa si propone di ridurre la confusione e gli errori del consumatore e preservare la funzionalità della filiera del riciclo che si è particolarmente affermata in questi stati negli ultimi anni.

Ecco quindi la causa dell’intervento legislativo. A quanto pare i componenti e gli additivi  che rendono biodegradabile la plastica di bottigliette e contenitori possono creare seri problemi alla capacità della filiera del riciclo e del recupero di creare (ricreare) dei polimeri utilizzabili per nuovi prodotti. Bisogna quindi impedire o minimizzare il rischio che il consumatore possa considerare simili le due tipologie di plastiche smaltendo la bottiglietta degradabile insieme a quella riciclabile.

Il motivo di tutta questa attenzione ? Tre miliardi di dollari di giro di affari, 6.000 occupati e 60 impianti dedicati. Questi sono i numeri attuali della fiorente filiera del riciclo negli 11 Stati del Sud est americano e come sappiamo di questi tempi non c’è niente più del fatturato e dei posti di lavoro che motiva i politici a fare il loro lavoro (… non dovunque a dire il vero!).

Riuscirà la nuova normativa ad allertare i consumatori americani e a suddividere opportunamente le plastiche riciclabili da quelle degradabili ? Qualche dubbio si potrebbe esprimere, ma bisogna ricordare anche che nel frattempo sempre negli States si sta diffondendo l’applicazione di una nuova etichetta per i prodotti di largo consumo.

Ricordate How2Recycle? Ne abbiamo già parlato, un sistema che si propone di informare dettagliatamente i consumatori su come riciclare l’imballo di prodotti appartenenti a brand come Kellogg, Yoplait, Esteé Lauder, Best Buy and Clorox. Bisogna impararne sempre di nuove !

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