Gli scarti di produzione diventano risorse: una bella lezione da P&G

waste_feature_0La più grande multinazionale al mondo nel mercato dei beni di consumo, la Procter & Gamble (P&G) ha annunciato di aver raggiunto l’obiettivo “rifiuti zero” in 45 dei suoi stabilimenti in tutto il mondo; ma c’è di più: per P&G gli scarti stanno diventando fonte di reddito. Scopriamo come.­­La P&G sta  da tempo  lavorando per creare valore proprio dall’utilizzo dell’enorme quantità di scarti che derivano dai processi produttivi che si realizzano nei suoi 136 impianti  presenti in 40 Paesi in tutto il mondo. Nel corso degli ultimi cinque anni P&G avrebbe ricavato più di 1 miliardo di dollari dai suoi rifiuti. Gli esempi di quanto sta avvenendo negli siti produttivi della multinazionale sono molteplici ed anche illuminanti.

In Gran Bretagna nello stabilimento dove si produce la schiuma da barba Gillette, gli scarti vengono trasformati in compost e successivamente in terriccio da utilizzare per scopi commerciali. Quello che resta in seguito della produzione di carta igienica negli stabilimenti del Messico viene invece trasformato in materiale per la realizzazione (udite, udite) di tegole a basso costo per l’edilizia locale, ed infine gli scarti della produzione di pannolini e salviette dello stabilimento Pampers in USA trovano una seconda vita come materia prima per la realizzazione di tappezzerie.

L’obiettivo di convertire tutti i suoi stabilimenti ad una logica “rifiuti zero” è molto vicino; infatti l’azienda ha programmato di raggiungerlo entro il 2020. Attualmente solo l’1% delle materie prime impiegate nelle fabbriche P&G di tutto il mondo è destinato alla discarica.

Oltre all’eliminazione dei rifiuti, la multinazionale del largo consumo si è impegnata sempre entro il 2020 a far funzionare i suoi impianti esclusivamente con energia rinnovabile e di usare al 100% materiale riciclato o riutilizzabile per la realizzazione di tuti i suoi prodotti e del packaging.

Un programma davvero ambizioso a cui molti non credono in quanto l’azienda ha ancora in corso numerose contestazioni in varie parti del sud del mondo circa alcune presunte responsabilità su danni ambientali causati direttamente o indirettamente dal proprio ciclo produttivo.

Tutti speriamo che non sia solo greenwashing!

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