Cultura e Sostenibilità: tra rammarico ed opportunità


Una delle cause principali del  declino economico, sociale ed  ambientale del nostro Paese è il costante e crescente disinvestimento di risorse economiche ed umane  dall’Economia della Conoscenza;  proprio mentre il resto del mondo si muove  in direzione opposta. Un nuovo modello di sviluppo, sostenibile e ad alto contenuto di conoscenza, è però possibile anche da noi, ed i segnali ci sono. Vediamo perchè.

Queste considerazioni sono state esposte da Pietro Greco, giornalista e autore  del libro       “La Cultura si mangia”,  e da altri convinti conferenzieri, in un incontro, breve ma particolarmente stimolante,  che si è tenuto nei giorni scorsi a Macerata. Ripercorrere le tappe ed i numeri della  scellerata strategia che ha  provocato in maniera decisiva il declino che stiamo vivendo fa davvero male. Anche perché  le responsabilità sono comuni (la politica, ma anche la società civile ed imprenditoriale devono farsi la loro bella autocritica) ed i segnali premonitori evidenti, ma ignorati.

Per essere chiari bisogna definire  che cosa si intende per Economia della Conoscenza. E’  l’insieme di valori economici e sociali  generati dall’ industria culturale, dalla formazione  e dalle attività di ricerca e sviluppo. Un ambito all’interno del quale non si può distinguere fra cultura umanistica e scientifica viste le continue e feconde contaminazioni.

Ebbene negli ultimi decenni in Italia, sia il settore pubblico che quello privato non hanno fatto altro che disinvestire risorse dall’Economia della Conoscenza. Convinti evidentemente  che si potesse campare di rendita sui tesori della nostra storia , del nostro territorio (che abbiamo saccheggiato, entrambi) e sul nostro genio “creativo” , ma sempre più povero di conoscenze.

Bello è che il mondo nello stesso periodo andava in direzione completamente opposta. Non solo gli Americani, i Tedeschi ed i Giapponesi ma anche le nazioni a più recente sviluppo come ad esempio i Coreani (quelli liberi ovviamente). Impietoso il confronto con questo Paese che negli ultimi venti anni ha ribaltato tutte le posizioni nei nostri confronti. Più ricerca e sviluppo, più industria culturale, più laureati.  Attualmente, se prendiamo la classe di età fra 25 e 40, anni ci sono 60 sudcoreani laureati su 100 mentre noi superiamo di poco i 20. Ed il numero degli iscritti all’università è perfino in calo assoluto e percentuale! Nello stesso periodo la Corea  è riuscita anche a ridurre le diseguaglianze. Indovinate un po’ come sono andate le cose da noi?

Ed i trend globali continuano ad andare in una unica direzione. La necessità dello sviluppo sostenibile  non farà altro che accelerare la transizione verso una economia sempre più “immateriale” dove si cercherà di soddisfare le esigenze crescenti della popolazione mondiale utilizzando sempre meno risorse per unità di prodotto (meglio ancora per unità di funzione) puntando su scienza, design, information tecnology, sull’accesso in alternativa al possesso. Rivoluzioni che richiedono maggiori competenze scientifiche e anche umanistiche (vedi il ruolo dell’innovazione sociale). Insomma altro che meno laureati!!

Non abbiamo più speranze ? No di certo. A ricordarcelo ci hanno pensato Fabio Renzi, segretario generale di Symbola, impegnata nel promuovere il nuovo Made in Italy che punta sulla cultura e sulla  innovazione sostenibile, e  Pietro Marcolini, Assessore delle Marche,  regione  che prova ad invertire la tendenza tanto da  essere oggi quella con il più alto investimento pro capite  in cultura del nostro Paese. Troppo poco ancora per essere decisiva, ma abbastanza per risultare un esempio da seguire.

Per chi volesse capire ancora di più e meglio cosa significa oggi per l’Italia  puntare su un modello di sviluppo sostenibile e ad alto contenuto di conoscenza avrà una bella opportunità, visto che proprio la prima settimana di Luglio la Provincia di Macerata ospiterà  una versione Extra large del Seminario estivo di Symbola . Una scelta della location tutt’altro che casuale evidentemente.

Insomma, se vogliamo risolvere i nostri grandi problemi  cerchiamo pure di strappare qualche concessione all’Unione Europea, abbassiamo qualche tassa certo; ma  dobbiamo  tornare ad investire subito, non solo soldi, per accrescere il patrimonio della nostra cultura. Questa è una responsabilità che spetta soprattutto alle nostre classi dirigenti ma nel frattempo per favore, continuiamo a mandare i nostri figli all’Università !

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