Abbigliamento: come collaborare con la Supply Chain

fabbrica-BangladeshIl drammatico evento occorso in Bangladesh nel mese di Aprile ( la morte nell’incendio del Rana Plaza di più di 1.000 lavoratrici impegnate nella fornitura di marchi occidentali dell’abbigliamento) ha determinato  un punto di svolta nella consapevolezza di amministrazioni e consumatori e l’accelerazione dei progetti aziendali di sostenibilità ambientale e sociale.

Infatti, mentre l’amministrazione americana ha bloccato gli aiuti destinati al Bangladesh per favorire gli scambi commerciali in attesa di impegni più decisi nella tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, alcuni brand occidentali hanno già avviato pratiche innovative di collaborazione con i propri fornitori. Queste tematiche  sono ora al centro dell’attenzione  della pubblica opinione che comincia a riflettere sul costo “sociale” (oltre che ambientale) di prodotti a cui è tutt’ora molto affezionata.

E’ recente la pubblicazione del 2012 Sustainability Report di Adidas dal quale possono essere desunti i successi e anche le difficolta che l’azienda di abbigliamento sportivo sta incontrando nel suo cammino per diventare più sostenibile (visto che siamo in ambito sportivo i responsabili aziendali paragonano efficacemente questo impegno ad una maratona). L’evoluzione della catena di fornitura di Adidas verso pratiche più moderne e sostenibili richiede infatti il bilanciamento fra rigidità e flessibilità che non è semplice da trovare. Adidas dispone di un team di 65 persone che periodicamente visita le fabbriche dei fornitori per controllarne i comportamenti ; inoltre ha implementato accordi di collaborazione anche con associazioni no profit  che svolgono audit imparziali. Ma non può trasformarsi in un semplice “controllore” dei suoi fornitori !

Per favorire la collaborazione ed il coinvolgimento degli stessi lavoratori nel miglioramento delle condizioni di lavoro l’Adidas ha messo quindi a punto soluzioni innovative come ad esempio la realizzazione di un sistema di messaggistica digitale che permette ai dipendenti dei fornitori  di far pervenire in maniera anonima e sicura proposte di miglioramento. Fino a questo momento la soluzione è stata testata con successo presso il fornitore più grande dell’ Indonesia (l’80% dei messaggi inviati riguardano proposte di miglioramento delle condizioni di lavoro) e attende di essere adottata da tutte le fabbriche di Adidas nel paese, e anche nel vicino Vietnam.

Anche Mark & Spencer include la collaborazione con i fornitori finalizzata al miglioramento delle condizioni di lavoro negli obiettivi del suo ben conosciuto Plan A; un progetto che dovrebbe trasformala nell’azienda di distribuzione più sostenibile al mondo. L’azione più impegnativa in questo ambito è il programma di formazione di 500 mila lavoratori nelle fabbriche dei  fornitori sui temi che riguardano appunto i diritti dei lavoro, la salute e la sicurezza. Obiettivo che dovrà essere raggiunto entro il 2015 e che l’azienda sta perseguendo coinvolgendo la direzione delle fabbriche  nella realizzazione del materiale e dei programmi di formazione. Le esigenze dei fornitori sono state raccolte con una preventiva ricerca che ha portata alla realizzazione di programmi di formazione innovativi.

Il test pilota  è stato realizzato in Sri Lanka ed include la conoscenza dei lavoratori su temi come l’idratazione, la prevenzione delle malattie e la nutrizione. Tutti aspetti che riguardano da vicino la sopravvivenza di questi lavoratori e anche la loro produttività. Sono previste attività di formazione molto pratiche, come ad esempio la gestione di un orto aziendale per la fornitura di prodotti freschi da utilizzare nelle mense, oppure le regole per una corretta idratazione nella giornata lavorativa. Un simile approccio è stato utilizzato anche per le fabbriche inglesi dove i problemi affrontati riguardavano questa volta il fumo e l’alcolismo.

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