La competitività regionale in Europa ci fa arrossire


Riprendere il filo dei nostri discorsi dopo la pausa estiva non è mai facile. Ci siamo lasciati agli inizi di luglio con il numero speciale dedicato al Convegno di Symbola dal quale ci è arrivato un messaggio di ottimismo basato sulle opportunità dell’innovazione sostenibile  e  sulla “scoperta” di una Italia manifatturiera che è ancora capace di competere nei mercati internazionali puntando su produzione di nicchia globale e sulla cultura. Quello che è successo nelle settimane successive può confermare tale scenario ?

Domanda imbarazzante se ci limitiamo ad osservare i contenuti della polemica quotidiana; alcuni segnali però sembrano dare indicazioni convergenti con lo scenario proposto da Symbola sia in termini quantitativi (le nostre esportazioni crescono, la discesa produttiva sembra essersi arrestata) che in termini qualitativi (ho letto ed ascoltato più resoconti ed esperienze di un Italia che è ancora capace di crescere ed innovare). Segnali di ottimismo dunque.

D’altra parte è pur sempre necessario mantenere un sano pessimismo della ragione per sapere che tantissimo ancora deve essere fatto e che i ritardi strutturali del nostro paese e dei nostri territori sono ancora tutti li, da rimuovere. A ricordarcelo pochi giorni fa è fugacemente apparso all’attenzione della pubblica opinione il Report della Commissione Europea relativo agli indici della Competitività Regionale (RCI). I 28 Paesi e le 262 Regioni della Comunità vengono valutati da 11 indici in grado di esprimer una misura adeguata della loro Competitività.

Si va dalla affidabilità delle istituzioni alla formazione primaria e di alto livello, dall’efficienza del mercato del lavoro agli indici che misurano la sofisticazione del  business o la adozione delle nuove tecnologie . Questi indicatori  possono essere poi raggruppati in tre macro aree che riguardano a) le dotazioni di base del sistema economico e sociale b) l’efficienza nell’uso delle risorse c) e la capacità innovativa.

I risultati sono particolarmente “avvilenti”. Il nostro Paese risulta in 18ma posizione  su 28 come ranking generale e la prima regione italiana, la Lombardia è appena 122ma su 262. Leggendo fra le righe dei tanti numeri proposti alcune considerazioni sono “illuminati” ; ad esempio le posizioni peggiori ci appartengono in due indicatori solo apparentemente agli opposti come l’efficacia delle istituzioni (24mi su 28) e la capacità di adozione delle nuove tecnologie (soprattutto quelle della comunicazione)  dove addirittura arriviamo 26mi. La qualità del sistema sanitario è l’indicatore che ci vede meglio posizionati (la prima nostra regione è 11ma).

Nel complesso un database informativo che dovrebbe rappresentare la bussola dei nostri amministratori e nel complesso della classe dirigente. Insomma, forse abbiamo terminato a fare i sacrifici più pesanti, ma certamente abbiamo appena iniziato a rimboccarci le maniche per cambiare questo nostro Paese. Noi, come sempre, siamo convinti che l’innovazione sostenibile sia la strada maestra.

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