Le acque reflue diventano una miniera di energia e biomateriali

ricicloAziende olandesi ed israeliane hanno iniziato a collaborare per ottenere risultati significativi dal riciclaggio del materiali biosolidi contenuti nei liquami delle acque reflue. Potrebbe avvantaggiarsene la produttività del sistema di trattamento e molti settori produttivi acquisirebbero una fonte alternativa di materie prime. Mai dare nulla per definitivamente senza valore.

Un impianto di trattamento delle acque reflue ed una cartiera olandese hanno iniziato la sperimentazione di un nuovo processo tecnologico di riciclaggio dei liquami che promette  di ottenere numerosi vantaggi. Si riduce della metà la produzione di fanghi, i costi operativi vengono tagliati del 30%, viene incrementata la capacità di trattamento e vengono infine raccolti  pellets di materiale biologico che possono essere utilizzati in numerosi settori produttivi.

La tecnologia di riciclaggio, Applied CleanTech’s Sewage Recycling System (SRS) è stata implementata in Israele e converte il materiale biologico in pellets  di Recyllose  un composto sterile a base di cellulosa che può essere immediatamente composto in pellets, una materia prima immediatamente riutilizzabile in stabilimenti di produzione della carta, della plastica o dell’energia o nella stessa edilizia.

In particolare promettente è l’utilizzo per scopi energetici. I pellets possono essere impiegati come alternativa al bio etanolo prodotto dall’agricoltura, possiede una capacità calorifica superiore al legno e non emette gas pericolosi.

Il processo di riciclaggio sarà testato nel corso del 2014 presso un impianto di trattamento ed una cartiera e se gli esiti saranno positivi come tutto lascia pensare, la tecnologia sarà diffusa negli altri impianti di trattamento olandesi, con un risparmio di molti milioni di euro e significativi vantaggi anche dal punto di vista ambientale.

Il trattamento delle acque reflue e le sue potenzialità ambientali ed economiche sta attirando l’attenzione di molte organizzazioni e centri di ricerca. In Gran Bretagna l’Università di Bath sta mettendo a punto una nuova tecnologia che utilizza i sottoprodotti della filiera ittica per la purificazione delle acque. Anche in questo caso i ricercatori coinvolti nel progetto credono che sarà possibile ridurre costi ed impatto ambientale eliminando in maniera naturale anche sostanze non volute come fertilizzanti e prodotti farmaceutici.

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