Chimica sicura: le aziende chiedono trasparenza ed informazione

chmicablogUna normativa più stringente e più moderna sulla sicurezza dei prodotti chimici utilizzati nei prodotti di largo consumo aiuta a proteggere la salute dei consumatori e spinge le imprese ad adottare innovazioni di prodotto ed a migliorare la qualità. Ne sono convinti un gruppo di aziende americane che si sono coalizzate per richiedere l’intervento dello stato federale.

L’iniziativa guidata da Seventh Generation e da American Sustainable Business Council potrebbe essere considerata un ulteriore esempio degli  scontri fra lobbies contrapposte per favorire interessi commerciali grazie ad una legislazione favorevole, se non ci fosse di mezzo un argomento rilevante come quello della salute dei consumatori e degli stessi lavoratori che producono beni di largo consumo che utilizzano componenti chimici tossici.

In realtà la legislazione federale americana a riguardo è ferma al 1976 quando la conoscenza dei prodotti chimici per salute e per l’ambiente era infinitamente inferiore a quella attuale. Il mancato aggiornamento della legge, favorita ovviamente anche dall’atteggiamento dei produttori meno consapevoli e meno interessati all’innovazione dei loro prodotti, è stato “aggirato” negli ultimi anni dalle iniziative volontarie delle aziende più sensibili e dalla legislazione di alcuni stati (come la California). Evidentemente oggi siamo arrivati però ad una situazione non più sostenibile.

Il gruppo di pressione, Companies for Safer Chemicals, vede fra i soci fondatori alcuni brand già molto conosciuti, e non solo negli Stati Uniti, a tutti coloro che si interessano all’innovazione sostenibile nel business. Fra questi possiamo ricordare, oltre a Seventh Generation, anche Patagonia, Method, Stonyfield Farm, EILEEN FISHER ed una serie di brand molto attivi negli specifici segmenti di mercato con prodotti inequivocabilmente green.

L’obiettivo della Coalizione è sostanzialmente quello di promuovere la trasparenza e la consapevolezza dei consumatori. Si tratta quindi non di imporre per legge determinate formulazioni di prodotto, ma di rendere possibile ai consumatori di conoscere esattamente che cosa è contenuto nei prodotti che acquistano e, fondamentale, metterli in condizione di conoscere l’effetto di questi componenti sulla loro salute, su quella dei loro figli (particolare attenzione è ovviamente data a questo aspetto) e sulla salute dell’ambiente.

Nella dichiarazione di intenti della Coalizione si chiede anche che sia data la possibilità agli Stati Federali di poter agire a tutela della salute dei loro cittadini quando la normativa federale non viene considerata idonea a farlo e che adeguati strumenti di intervento rapido siano forniti all’EPA (l’agenzia per la Protezione dell’ Ambiente) contro i componenti più pericolosi per salute e sicurezza.

Non c’è da augurarsi che l’azione della Coalizione raggiunga i suoi obiettivi.

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