Minacce ed Opportunità per la Green economy


Ci accompagna dall’inizio della attività della nostra newsletter.Quindi anche quest’anno non possiamo fare a meno di dedicare una attenzione particolare al report “State of Green Business 2014” realizzato dalla rivista GreenBiz in collaborazione da un paio di anni con la società di analisi ambientali TrueCost. Un documento molto ricco di contenuti (anche troppi…) che ci permette di fare un punto importante sulla Green Economy globale.

Il report è sostanzialmente diviso in due parti. Nella prima vengono elencati 10 trend che a parere della redazione stanno particolarmente determinando le caratteristiche della Economia Sostenibile, a cui segue una sezione dedicata ad i numeri, che mettono in luce ciò che è cambiato (o che non lo è a sufficienza) in seguito all’impegno delle aziende a livello globale per contenere e ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività.

Prima di passare a qualche informazione di dettaglio, proviamo  a dare una valutazione di sintesi, per i più pigri o i più indaffarati,delle impressioni che si traggono dalla lettura del Report. Come succede da un po’ di tempo la considerazione prevalente è che le imprese si stanno impegnando certamente nel cercare di migliorare le proprie performance ambientali eppure il processo non sta portando risultati adeguati alla dimensioni della sfida e del rischio. Se la crisi economica aveva, in maniera non certamente voluta, dato una mano, appena riparte lo sviluppo cresce in valore assoluto l’impatto ambientale.

L’efficienza ambientale (il rapporto fra quanto produciamo ed il consumo delle risorse naturali) migliora in quasi tutti gli indici ma non a sufficienza per “disaccoppiare” la direzione del trend fra  crescita dei fatturati e consumo delle risorse. Questo obiettivo lo ritroviamo sempre più spesso nelle discussioni e nei contenuti della rete . Un senso di urgenza che viene motivata da una consapevolezza che ritroviamo molto presente anche in questo report.

I rischi ambientali ormai mettono in discussione non solo la qualità della nostra vita sul pianeta nel medio lungo periodo , ma anche la capacità delle stesse imprese di generare ricchezza. L’eccessiva variabilità del clima, la scarsità di acqua per le lunghe siccità , il consumo eccessivo di alcune materie prime determinano sempre più frequentemente effetti anche sui conti economici delle imprese, sotto la forma di scarsità di fornitura, di variabilità dei prezzi , di incremento dei costi per la sanità e la sicurezza

Alcuni esempi numerici . La Banca Mondiale ha stimato che la pessima qualità dell’aria e dell’acqua costa alla Cina il 4,3% del suo GDP per gli effetti sulla salute. La General Motors ha calcolato che la grave siccità e la relativa mancanza di acqua che colpisce il suo impianto messicano può avere un impatto economico di 27 milioni di dollari di reddito netto in seguito a blocchi della stessa produzione. dal particolare al generale. Se si valutassero effettivamente tutti i costi ambientali provocati dalle imprese come fa la società TrueCost , capace di attribuire un valore economico, alle emissioni di gas serra o all’inquinamento dell’acqua, ebbene in questo caso tutti i redditi netti dei sistemi produttivi scomparirebbero. I primi li supererebbero abbondantemente.

Altra considerazione , non nuova, riguarda il ruolo ed il peso della supply chain . Il 50% degli impatti ambientali provocati dalle imprese è determinato da soli 4 settori che forniscono input a tutti gli altri: le utilities, Oil&Gas , la Chimica, le risorse di base. Gli altri settori quindi per raggiungere significativi risultati sull’impatto complessivo della loro filiera devono confrontarsi con la capacità di incidere anche sui comportamenti dei fornitori delle risorse che impiegano.

Come sanno i lettori più fedeli però il nostro approccio è basato sull’ottimismo della volontà e quindi chiudiamo con qualche indicazione che ci mostra l’opportunità accanto alle minacce. Ad esempio la curva in crescita più ripida fra quelle mostrate dal report è quella che misura l’andamento dei brevetti nelle tecnologie pulite e nella ricerca & sviluppo in questi settori. Il maggior numero di patenti le troviamo nell’energia solare, nelle batterie per lo stoccaggio dell’energia rinnovabile (aspetto la cui rilevanza è segnalato anche nella sezione dedicata ai 10 trend) , nelle fuel cells , nei carburanti biologici e nella energia del vento . Infine le città , se ne parla sempre più spesso e forse anche per motivi di moda e di marketing, però i dati sono dalla loro (il 70% del reddito prodotto , il 70% del consumo di energia , il 75% delle risorse consumate) .

Le città possono essere il “buco nero” della sostenibilità globale oppure i luoghi i cui esprimere la massima razionalità ed intelligenza possibile per ottenere il massimo impatto possibile in termini di risultati . E nelle città, dove vive il 50% della popolazione (che dovrebbe diventare il 70% nel metà del secolo) la sostenibilità ambientale si interseca in maniera più evidente con quella sociale. E forse se non riusciamo a farlo per gli orsi polari magari riusciremo a farlo per la salute e la sicurezza dei nostri figli.

Gli interessati potranno scaricare state-green-business-2014

Se l’articolo è stato di tuo interesse, visita il nostro sito: www.greenactions.it ed iscriviti alla newsletter gratuita.

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