Smart City: nuovi soluzioni possono arrivare dal passato

smartcityblogLa pubblicistica più consueta descrive le città intelligenti come il prodotto più evoluto della tecnologia : big data, applicazione per gli Smart Phone, sensori intelligenti per il traffico o la climatizzazione. Eppure c’è qualcuno che sta cercando ispirazione anche dalle grandi città del passato, fin dentro la preistoria!

Rifacciamo il punto della situazione altrimenti rischiamo di perderci. Dunque più del 50% della popolazione mondiale vive già nelle città che vedranno un forte incremento di popolazione almeno fino al 2030. In questa situazione diventa sempre più difficile, come sappiamo, garantire un accesso eguale e sostenibile ai servizi pubblici a questa massa di cittadini che vivono in spazi sempre più ampi e più affollati. A quanto sembra questo problema di accesso “giusto” è particolarmente presente in Arizona anche a causa delle particolari condizioni ambientali (vaste zone desertiche) , e certamente da quelle parti sono dotati di una particolare predisposizione per gli approcci creativi ai problemi

Come spiegare altrimenti la decisione di impiegare vaste risorse finanziarie ed umane ad un programma di ricerca che si propone di ripercorrere le modalità attraverso le quali l’urbanizzazione ha cercato di risolvere il problema di accesso ai servizi pubblici (scuola, sanita, acqua, cibo etc) ? E’ questo non per un mero fine culturale ma per fornire conoscenza e approcci vincenti alle odierne problematiche. Insomma la chiara dimostrazione che qualcuno pensa che non sempre modernità fa rima con progresso, soprattutto sociale.

Ovviamente pivot di questo progetto è la locale Università con la collaborazione e l’impegno di altre associazioni culturali e scientifiche interessate alle Scienze Sociali e alla Sostenibilità. Il progetto prevede che un team composto da antropologi, archeologi, sociologi e geografi comparino l’accesso ai servizi pubblici in 30 città storiche e preistoriche, molte delle quali non situate in Occidente. Saranno investigati fattori come le dimensioni delle città, i sistemi sanitari, il governo ed i contesti politici ed il loro effetto sugli accessi ai servizi.

Questo approccio molto interdisciplinare e profondamente umanistico in realtà non fa assolutamente a meno delle moderne tecnologie realizzate per interpretare ed aiutare le moderne città. Anzi secondo gli scienziati che seguono il progetto proprio la loro applicazione a contesti umani ed ambientali che non li prevedevano assolutamente permettono di dare allo studio un risultato realmente innovativo. Stesso discorso vale per l’applicazione delle moderne scienze della sostenibilità. La parte finale del progetto prevede proprio la comparazione dei risultati ottenuti nello studio delle città storiche e preistoriche con le esigenze delle moderne realtà urbane. La speranza è che la disponibilità di una nuova e profonda comprensione delle scelte (o delle non scelte ) che ci hanno portato fin qui possa generare nuove soluzioni ai problemi sociali delle nostre città.

Solo una chiosa finale che ci riporta a noi. Questa storia mi ha particolarmente colpito perché mi ha fatto subito pensare al contributo che il nostro paese potrebbe dare ad un approccio del genere. Chi ha una quantità maggiore di città che hanno attraversato i secoli da cui imparare e prendere spunti ? Chi ha Università e Cultura Umanistica più qualificata per guidare progetti interdisciplinari come questi? Insomma la strada dell’innovazione e della sostenibilità,anche per le Smart City, non ci è certo preclusa.

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