Umicore si riscatta con la sostenibilità e…ci guadagna

umicoreblogUmicore per il secondo anno consecutivo si posiziona nei primissimi posti della classifica del Global Index delle 100 aziende più sostenibili. Eppure nella sua storia, questa grande azienda belga, è responsabile di devastazioni ambientali e sociali di vasta portata. Ma chi era e cosa è diventata Umicore ?

Innanzitutto vediamo cosa è l’indice Globale delle 100 aziende più sostenibili. La classifica viene preparata annualmente da Corporate Knights, società canadese di investimenti, che valuta, sulla base di una serie di criteri ambientali, le aziende con le migliori performance di borsa. Chi ci guadagna con l’ambiente insomma. Si tratta di giocare in grande visto che queste 100 società hanno un fatturato annuo complessivo pari al 4,5% del PIL mondiale e danno lavoro a 5,3 milioni di dipendenti.

Bene da alcuni anni, specie nel 2013 dove era top di lista mentre nel 2014 si è posizionata al 9 posto, fra i migliori troviamo proprio la belga Umicore. Per molti di noi potrebbe non dire molto il suo nome, ma stiamo parlando di una azienda con un fatturato di 20 miliardi di dollari, la maggior parte proveniente da tecnologie pulite come ad esempio un catalizzatore che riduce l’inquinamento dei veicoli con motore a combustione interna. Umicore inoltre lavora in 34 paesi nel mondo e impiega quasi 15 mila dipendenti; ma la storia non è andata sempre cosi, tutt’altro

Fino ad alcuni decenni fa il nome dell’azienda era Union Minière du Haut Katanga ; si trattava infatti di una società mineraria che operava soprattutto nel continente africano e che si era resa responsabile di grandi devastazioni sia dal punto di vista sociale che ambientale che economico (almeno per quei paesi) . Un “peccato originale” che ancora oggi fa fatica ad essere perdonato dagli interpreti dell’ambientalismo più militante.

Eppure,con un percorso né breve né facile, l’azienda oltre che a cambiare nome sembra aver sposato in maniera convinta una strategia di sostenibilità che la ha portata a vendere quasi tutte le miniere e a concentrare gli investimenti su tecnologie e prodotti puliti e, come corollario, innovativi. Una scelta che si è concretizzata negli ultimi 5 anni , secondo chi ha seguito da vicino le scelte dell’azienda,  portando la società belga ad ottenere risultati brillanti dal punto di vista produttivo , di mercato ed economico-finanziario

Infatti sia la crescita del fatturato, che l’utile e gli indici di redditività degli investimenti hanno valori pari o superiori alla media del proprio settore. Dal punto di vista del prodotto l’azienda ha sviluppato una notevole competenza anche sul processo di “urban mining”, quello che permette di recuperare e riutilizzare materiali dalle aree industriali ed urbane dismesse. Un segno dei tempi per una vecchia azienda mineraria!

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