Nelle Marche la Circular Economy è una prospettiva concreta


Nelle ultime settimane hanno trovato particolare spazio nel nostro blog notizie riguardanti le previsioni ed i casi reali che riguardano un utilizzo più efficace ed efficiente dei materiali giunti al termine del loro ciclo di utilizzo. Esempi, come spesso accade, che ci arrivano da lontano. Bene, oggi voglio dar conto che l’innovazione sostenibile può trovare spazio anche nella nostre piccole realtà locali. Un plauso per i risultati raggiunti ed uno sprone per quel tanto che c’è ancora da fare.Ricordate il Report sulla Circular Economy della McArthur Foundation ? Oppure l’esperienza in corso a Phoenix in Arizona per la valorizzazione dei rifiuti? Ieri stavo pensando proprio a quanto avevamo scritto su di loro mentre ascoltavo gli interventi di un convegno svoltosi in una piccola provincia di una piccola regione italiana, le Marche.

Gli speaker si proponevano di fare il punto della situazione su quanto era stato fatto e su quel che c’è ora da fare in termini di ciclo di gestione dei rifiuti (ma non dobbiamo usare più questo termine, parliamo di gestione delle risorse materiali). L’occasione era la presentazione dell’introduzione dei microchip sulle buste per la raccolta e la differenziazione delle “risorse”. Ed il punto di partenza può certamente essere considerato positivo.

Abbiamo infatti un unico consorzio pubblico che gestisce raccolta e differenziazione sull’ intero territorio provinciale, la percentuale di differenziazione (72-73%) è fra le più alte di Italia ed il costo di gestione del servizio è inferiore alla media regionale e ancora di più a quella nazionale. Bene così. Inoltre l’introduzione del microchip, che ci traghetta fra quel che è stato fatto e quel che si può fare, permetterà di poter applicare in tempi ragionevolmente brevi  il sacrosanto concetto di chi più inquina più paga (o nel nostro caso chi meno differenzia). Ma la storia finisce qui ?

No di certo, come è stato efficacemente sottolineato  da alcuni relatori (tutti interventi brevi per fortuna!!). Adesso si aprono tre sfide particolarmente impegnative. La riduzione dei conferimenti, l’innovazione impiantistica e la valorizzazione delle “risorse” riciclate in materie prime seconde (cosi si chiamano). La prima sfida ha a che fare soprattutto con i comportamenti dei consumatori e con il coinvolgimento della distribuzione (anche se le imprese molto possono fare con la ri-progettazione di prodotti e servizi), le altre due con gli investimenti, con la ricerca tecnologica e con il sostegno alle imprese innovative; quello che più ci piace insomma.

Concentriamoci su queste. Per quanto riguarda l’investimento in impianti tecnologici in grado di valorizzare le “risorse” raccolte, alcuni esempi sono già in cantiere. Come il sistema in grado di generare plastica e cartone dai pannolini e pannoloni giunti a fine vita! Questo impianto è già pronto per essere realizzato. Oppure i lettori ottici in grado di riconoscere la tipologia di plastica contenuta nei sacchetti, soluzione che permette di separarla e quindi di venderla ad un prezzo più remunerativo.

Infine  impianti di compostaggio (digestione anaerobica) in grado di separare i gas dalla materia secca rendendoli entrambi maggiormente utilizzabili (sembra  sia in arrivo una legge che permette di immettere in rete gas metano prodotto in questo modo come esiste all’estero). Su questo sviluppo tecnologico (già diffuso per la verità)  bisognerà lavorare in particolare per comunicare alla pubblica opinione la dichiarata salubrità del processo.

Arriva poi il passaggio definitivo , quello che ci porta dritti dritti nella Economia Circolare di Ellen McArthur. La valorizzazione dei materiali recuperati che vengono trasformati in materie prime (seconde) utilizzate da aziende innovative della zona (così deve essere) che li trasformano in nuovi prodotti vincenti sul mercato. Per raggiungere risultati importanti in questo ambito è necessaria la collaborazione con l’Università per la ricerca e lo sviluppo ed il supporto e le agevolazioni dell’amministratore pubblico.

Eppure ci sono già esempi importanti che sono stati ricordati. Come quello dell’azienda, sempre nel territorio della piccola provincia marchigiana, che trasforma gli scarti della sansa in componentistica per i supermercati o dell’altra compagnia che fornisce il 20% della coibentazione delle auto Renault realizzandola con la raccolta di “risorse” (tessuti, stracci e tanto altro)

Insomma, possiamo anche noi essere protagonisti delle sorti progressive della Circular Economy. In parte già lo siamo senza magari neanche saperlo, impiegando  il pragmatismo “sottotraccia” di cui siamo capaci noi marchigiani. Attenzione però perché ora viene il difficile, quello che non sempre ci riesce al meglio. Fare sistema, puntare sull’innovazione tecnologica, coinvolgere e motivare tutta la filiera ed in particolare i cittadini. Per ora i segnali sono positivi.

Ps: alcuni dei lettori avranno capito chi sono i protagonisti di questa storia, la maggior parte no. Poco importa, quel che ci interessa come sempre è che qualcuno di voi possa pensare “se lo fanno loro perché non possiamo farlo anche noi ?”

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