Gli Stati protagonisti della nuova era della Trasparenza

trasparenzablogGli Stati  sono in questo caso quelli di Washington e  della California e la trasparenza riguarda i componenti chimici tossici contenuti in prodotti “sensibili”come i giocattoli per bambini ed i cosmetici. Ma la storia ha una rilevanza globale. Seguitela.La breve storia che stiano per raccontarvi in effetti ci dice che l’affermazione di prodotti più sicuri per la salute dei consumatori è probabilmente un trend  inarrestabile e che le organizzazioni pubbliche possono  determinarne la velocità e la ampiezza, non tanto grazie alle normative restrittive, ma quanto promuovendo l’educazione e la consapevolezza dei consumatori. Un bel modo fra l’altro per l’operatore pubblico, pensando ai nostri casi, di  riacquistare parte della credibilità perduta.

Ma vediamo cosa sta succedendo nella costa occidentale degli States. California e Washington (la cui attenzione ai temi ambientali abbiamo già riscontrato) hanno realizzato due database simili, raggiungibili e consultabili dai consumatori, che informano circa  la presenza di componenti chimici tossici presenti nei cosmetici per quanto riguarda la California, e nei prodotti per i bambini per lo Stato di Washington.

I componenti investigati sono gli stessi: agenti cancerogeni, tossine riproduttive e dello sviluppo a cui si aggiunge nel caso della California l’attenzione ai distruttori o interferenti endocrini. Il database è stato costituito ricorrendo alle stesse aziende produttive, a cui i due Stati si sono rivolti, chiedendo di fornire loro informazioni su tutti i componenti chimici appartenenti alle citate categorie presenti nei loro prodotti.

Questa iniziativa, che va al di la di quanto richiesto dallo Stato Federale e dalle sue Agenzie, si motiva con la crescente disponibilità di informazione scientifiche sulla pericolosità di componenti chimici che sono largamente diffusi nei prodotti che consumiamo e negli ambienti in cui viviamo e con la conseguente crescente  pressione dei consumatori (cittadini) e delle loro Organizzazioni.

La ricaduta della disponibilità dei due database è già particolarmente evidente. I consumatori hanno a disposizione una fonte di informazione più facilmente consultabile e più comprensibile delle lunghe e complesse etichette dei prodotti. Infatti i due database si concentrano esclusivamente sui componenti chimici ritenuti pericolosi e forniscono informazioni specifiche a riguardo. Va ricordato che la sola presenza di questi componenti non determina di per se il rischio per la salute, che dipende anche dalla concentrazione e dalla disponibilità biologica. Rimane il fatto che i consumatori, informati sulle caratteristiche del prodotto, si muovono per cercare alternative meno “rischiose”.

Va riportato a tale proposito quanto sta accadendo nel caso dei cosmetici presenti nel database californiano. La legge americana permette alle aziende di nascondere la composizione delle “fragranze” con la definizione di segreto commerciale. Accade così che in ben 1.456 cosmetici presenti nella banca dati si utilizzi il termine di “trade secret” in sostituzione del completo disvelamento dei componenti chimici in essi contenuti. E’ evidente però che la decisione presa dalle 22 aziende produttrici lascia ampiamente il dubbio che anche in questo caso ci sia la presenza di componenti pericolosi per la salute ed il risultato concreto è che i consumatori stanno cominciando a prendere le distanze da questi prodotti sostituendoli con altri più “trasparenti”.

La forza di questi processi appoggiati dalla accresciuta consapevolezza e preoccupazione dei consumatori è misurabile anche nei comportamenti delle stesse aziende produttrici e distributrici. Le compagnie leader del settore infatti non si stanno attardando, come ci si sarebbe potuto aspettare, nella contestazione dei contenuti di queste banche dati, ma in realtà si stanno muovendo per sostituire i prodotti più discutibili con nuove soluzioni che garantiscano la sicurezza per i consumatori. Lo stanno facendo ad esempio Johnson&Johnson e P&G dal lato della produzione, Wal Mart e Target dal lato della distribuzione. Il risultato migliore che la scelta dei due Stati americani potesse determinare.

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