Perovskite, ma chi è costui ? Il nuovo Oscar del fotovoltaico

fotoblogUna nuova stagione si affaccia promettente sulla scena  delle energie rinnovabili ed in particolare dei pannelli fotovoltaici. Il protagonista principale di questo nuovo film porta con sé un nome alquanto improbabile, per ora,  ma anche molte speranze.

Perovskite è il suo nome, o se preferite in modo scientificamente più appropriato ma meno esotico, è Ossido di Titanio di Calcio.
Si tratta di un minerale che è apparso solo nel 2009 sulla scena della ricerca per le energie rinnovabili; ma in pochi anni ha scalato rapidamente la vetta delle attenzioni degli scienziati e, per alcuni molto più importante, anche del business del settore fotovoltaico. Ma prima di spiegare le ragioni di quanto sta succedendo al nostro “protagonista” dobbiamo fare una breve cronistoria sullo stato dell’arte della trasformazione dell’energia solare in elettricità.

Come tutti ormai sappiamo molto bene quella solare è la più abbondante, pulita, gratuita energia a disposizione del nostro mondo. La scommessa di trasformarla efficacemente ed efficientemente in energia elettrica è probabilmente decisiva per pensare realmente all’abbandono dei combustibili fossili. Il problema è che, ad oggi, l’efficienza di conversione dell’energia solare in elettrica è ancora relativamente bassa (dal 15 al 20%) e quindi inversamente costosa, anche dal punto di vista ambientale (vedi lo spazio occupato dai pannelli). L’85% delle celle fotovoltaiche attuali sono in silicio e la ricerca è da anni impegnata a trovare alternative più efficienti, meno costose, solide, altrettanto disponibili, durevoli, trasparenti e magari anche facilmente riciclabili (nient’altro?).

Ed in questo scenario che nel 2009 compare il nostro Perovskite. Le sue prime interpretazioni non sono particolarmente esaltanti, ma riescono ad attirare l’attenzione di alcuni ricercatori americani che si mettono d’impegno ed in soli 18 mesi riescono ad ottenere un  prototipo di cella solare a base di perovskite in grado di raggiungere l’efficienza del 16%. Lo stesso risultato con il silicio è stato ottenuto dopo decenni di lavoro! Grande risultato, specie se questa maggiore efficienza si combina con un altra capacità, quella di realizzare una tensione a vuoto di 1,07 watt a fronte dei 0,7 watt del tradizionale wafer di silicio.

Ma questo mondo deve essere particolarmente esigente perché i suoi “impresari” (i ricercatori) ancora non sono contenti di lui. Ce ne sono due in particolare ad Oxford che si impegnano a capire cosa fare per renderlo ancora meno costoso ed efficiente e scoprono che i suoi risultati migliorano notevolmente se collabora con un altro “attore” di questa storia; lo ioduro di rame.

Ora i fari della ribalta si accendono davvero per il nostro Perovskite. La rivista Science nel 2013 lo premia come “miglior giovane” (tecnologia innovativa più promettente) per la categoria delle energie rinnovabili. Alcuni arrivano a pensare che con lui si riesca a raggiungere addirittura una percentuale di conversione del 50% e che i suoi costi riescano ad arrivare rapidamente a livelli ben più bassi di quelli che il silicio riuscirà a raggiungere solo fra un decennio! Inoltr,e può essere prodotto sottile come un film (nel senso del materiale) e perfino trasparente o quasi.

Ce ne è abbastanza perché Perovskite possa passare dalla prova generale al duro mondo del business. I suoi amici di Oxford hanno raccolto 2 milioni di sterline per costituire la startup che dovrà occuparsi di rendere le celle fotovoltaiche a base di Perovskite efficientemente producibili e commercialmente vincenti. Sia chiaro che noi facciamo il tifo per lui !

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