100 di questi giorni per la Sostenibilità

Per una volta lasciateci celebrare brevemente noi stessi. Con questa, arriviamo infatti al  numero 100 della nostra newsletter! Che significa anche quasi 5 anni di vita passati dalla prima edizione del settembre del 2009. Non sono in grado di giudicare come potremo posizionarci in una ipotetica graduatoria, ma certo cominciamo a vantare una storia sufficientemente  lunga per  guardare indietro e capire cosa è successo e cosa potrà accadere, quando si parla di innovazione sostenibile

L’idea di fondo della nostra iniziativa, quando partimmo nel settembre del 2009, era che la cultura della sostenibilità fosse un valore in grado di promuovere l’innovazione e la competitività delle imprese, in particolare quelle italiane, in uno scenario in cui i segni della crisi ambientale erano già particolarmente evidenti mentre quelli della crisi economica sembravano riguardare soprattutto  il mondo della finanza.

Da allora in realtà a far sentire i suoi effetti è stata soprattutto la crisi economica, che ha inciso con una forza che non eravamo in grado di prevedere su aziende, occupazione, consumi, stili di vita. Certamente, nei paesi sviluppati, i cambiamenti sperati nei comportamenti di acquisto e di consumo per ridurne l’impatto ambientale, sono arrivati più per effetto delle difficoltà economiche dei consumatori e delle famiglie che per l’affermazione di una ampia e profonda consapevolezza dei limiti ambientali.

Nel frattempo gli interventi dei governi e delle imprese per aumentare l’efficienza nei consumi di energia e risorse materiali e per contenere le immissioni nell’ambiente delle sostanze inquinanti si sono comunque dimostrati insufficienti rispetto alla  inarrestabile pressione causata dallo sviluppo delle nuove economie come Cina, India, Russia Brasile e cosi via. Insomma la minaccia ambientale, come ci dimostrano dati e ricerche sempre più inoppugnabili, rischia di sostituirsi  alla crisi economica nel medio periodo come pericolo pubblico numero Uno per le nostre aspettative di benessere.

Se l’aspetto macro, o se vogliamo quello più fortemente etico del nostro impegno deve quindi segnare risultati non positivi, cosa è successo per quando riguarda l’aspetto micro, cioè l’impatto della sostenibilità sulla strategia e sui modelli di business delle imprese ? In particolare nel nostro Paese? In questo caso il giudizio è certamente più articolato. Di certo la sostenibilità ha chiaramente dimostrato di non essere una moda!  Se ne parla e se ne possono  misurare gli effetti più di qualsiasi altro mantra manageriale che la nostra, ahimè non breve esperienza, ci ha permesso di verificare. Insomma l’approccio alla sostenibilità è destinato a restare a lungo e a mettere radice solide nella cultura imprenditoriale e manageriale delle imprese.

In questi anni abbiamo visto ampliarsi l’attenzione alla misurazione delle performance ambientali anche per quanto riguarda i costi esterni al sistema delle imprese, abbiamo visto numerosi esempi di re-design dei prodotti, in particolare del packaging, per consumare meno materie prime, abbiamo visto crescere fortemente l’attenzione alla trasparenza informativa sui componenti chimici dannosi per la salute e comunicare con maggiore attenzione e correttezza le performance ambientali (si parla indubbiamente meno di Greenwashing anche se nessuno si nega un attestato di attenzione all’ambiente). Abbiamo visto affermarsi nuovi modelli di business che sono in grado di combinare in modo inaspettato la responsabilità sociale con una efficace ed efficiente gestione di impresa. Risultato, questo ultimo, più alla portata di mano delle start up ovviamente.

Ci siamo resi conto con soddisfazione ed interesse che è sempre più difficile parlare di sostenibilità senza seguire da vicino l’innovazione tecnologica e sociale, a conferma dell’assunto di base della nostra “mission”; e quindi ci siamo occupati dell’affermazione di processi come l’Internet delle Cose, la manifattura digitale , le stampanti 3D, il crowdfunding e molto altro ancora.

Abbiamo registrato però che tutti gli sforzi compiuti hanno ridotto il consumo di risorse per unità di prodotto, ma non sono riusciti a competere con la crescita quantitativa dei consumi determinata dalla crescita delle nuove economie. E quindi finalmente qualcuno, anche dal lato delle imprese, ha incominciato ad indicare seriamente “la luna” mettendo in discussione l’intangibilità del modello consumistico. Per cui il messaggio di Patagonia oggi è “Compra solo quello di cui hai davvero bisogno”.

In questo panorama complessivo come si colloca l’evoluzione sostenibile delle aziende italiane ? I dati macro forniti da alcuni studi e ricerche come quelle di Symbola sembrano disegnare uno scenario ottimista con una quota importante di aziende soprattutto medio piccole e start up che sembrano sfruttare al meglio le opportunità della Green Economy. In parte è cosi anche se accanto a chi è stato in grado di innovare davvero prodotti e processi molte si sono limitate ad aggiungere il fotovoltaico sul tetto del capannone o a rispondere a norme cogenti e a richieste pressanti di importanti fornitori e clienti. Scelte che da sole non dimostrano una visione strategica consolidata. Indubbiamente la crisi nel nostro paese ha picchiato duro e la ricerca della sopravvivenza spesso è più forte del pensiero strategico. Ma i trend globali in atto non ci danno nessun tipo di alternativa. Per stare nell’economia  globale dei prossimi decenni bisognerà essere necessariamente sempre più sostenibili

A noi piacerebbe continuare a dare un contributo fattivo a questo processo. Con i nostri articoli e magari anche con la nostra attività professionale che proprio in queste settimane vede, come comunicato in altra parte della newsletter, l’avvio di una importante collaborazione con una azienda leader , PE International, dei servizi e delle soluzione per la sostenibilità aziendale. E altre novità da questo punto di vista arriveranno nelle prossime settimane.

Chiudo, e non poteva essere diversamente, ringraziando di cuore tutti coloro che in questi anni ci hanno seguito con attenzione dedicando almeno un po’ del nostro tempo ai nostri messaggi. Buon lavoro e arrivederci a presto

Se l’articolo è stato di tuo interesse, visita il nostro sito: www.greenactions.it ed iscriviti alla newsletter gratuita.

 

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