Le stampanti entrano nell’era della Economia Circolare

stampablogL’impronta ambientale della stampa in ufficio o in casa è ancora significativo nonostante siamo ormai da tempo nell’epoca del digitale. Per questo motivo vanno guardati con attenzione i miglioramenti introdotti nel settore che riguardano il recupero ed il riutilizzo dei materiali, sia delle cartucce di stampa che delle stesse stampanti. Vediamo alcuni esempi per saperne di più. Hp è una dei brand più affermati nel settore ; produce stampanti ma anche molte cartucce per stampa a getto di inchiostro (ink jet) o laser. Per quanto riguarda le prime (le più semplici dal punto di vista costruttivo e del materiale) i dati che ci fornisce parlano del 75% delle cartucce realizzate con materiale plastico riciclato dalle stesse cartucce di stampa, dalle bottiglie e dalle grucce per abiti.

Per quanto riguarda invece le Laser (più complesse e “pesanti”) le informazioni mostrano che “solo” il 24% delle cartucce utilizzano materiale plastico riciclato (PET) . Grazie a questo dato raggiunto però HP ha potuto ridurre significativamente la sua impronta ambientale. Le emissioni di gas serra sono scese del 33%, il consumo di fonti di energia fossile del 54% e addirittura l’acqua del 75%.

Nel frattempo però HP sta esplorando i vantaggi che potranno derivare dal progettare le sue cartucce fin dall’inizio per facilitare la separazione dei diversi materiali (design for disassembling) Si pensa che i vantaggi arrivino fino ad incrementare del 50% il recupero dei materiali . Questo obiettivo verrà perseguito in HP “disseminando” 200 assistenti ambientali nei team di prodotto con il preciso obiettivo di promuovere e favorire l’attenzione alla sostenibilità nella fase di progettazione dei prodotti.

I risultati di Hp e dei suoi concorrenti potrebbe incrementarsi in presenza di un incremento delle % di cartucce esauste raccolte con le diverse filiere di recupero esistenti sul mercato (quella di HP si chiama Planet Partner) I risultati di questo processo non sono però disponibili, il che fa pensare che non siano molto lusinghieri (bisogna tener conto anche della concorrenza dei rigeneratori indipendenti che svolgono comunque  una funzione utile in termine ambientali)

La progettazione per la separazione dei materiali trova un esempio particolarmente brillante in una stampante messa recentemente sul mercato da Kyocera, che addirittura non utilizza cartucce di stampa. I dati di confronto con un prodotto tradizionale sono evidenti . I pezzi passano da 70 a 5 (!) , la riduzione del carbon footprint è del 55%, dei rifiuti dell’85% e dei costi del 54%.

Tutta la stampante di Kyocera può essere disassemblata utilizzando al massimo un semplice cacciavite e quando non è necessario vengono indicati i punti dei vari componenti dove fare pressione per separarli. Ogni diverso materiale è identificato da un codice che indica la corretta linea di smaltimento o recupero. La progettazione di questa stampante si è spinta cosi in avanti che, secondo i manager dell’impresa, i suoi vantaggi non sono ancora stati recepiti dalle normativa esistenti. Ad esempio in Europa la normativa RAEE per questi materiali fissa target a volumi e non a valore . Quindi non incentiva la separazione dei materiali al fine della creazione di un maggior valore di recupero. Un gap sicuramente da colmare.

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