I cambiamenti climatici fanno crescere costi e rischi per le imprese

rischinewsDue report resi pubblici nelle ultime settimane confermano i seri danni che i cambiamenti climatici possono provocare  al business delle grandi corporation; in particolare a quelle che appartengono alla filiera agricola- alimentare. Attenzione, tutte le altre aziende non sono immuni; non sanno semplicemente valutare i danni ambientali o non li comunicano.

Il primo report è stato rilasciato da CDP e prende in considerazione i dati provenienti di circa 60 grandi aziende appartenenti al cluster 500S&P. Le informazioni raccolte da compagnie come Pepsi Cola, Gap o HP confermano che sta aumentando la consapevolezza dei rischi potenziali determinati dal cambiamento climatico e che già oggi sono ingenti e calcolabili i danni provocati da fenomeni come le temperature elevate, la siccità o le piogge torrenziali e le inondazioni.  Si tratta di danni alle infrastrutture, aumento dei prezzi delle materie prime, perdita di produzione o riduzione della domanda.

Ad esempio Hp riporta la riduzione del 7% del turnover per le inondazioni in Tailandia, mentre Gap registra incrementi di costi per la fornitura di cotone a seguito della siccità e del cambiamento nelle precipitazioni in Cina. Pepsi Cola registra una forte sensibilità ai rischi del cambiamento climatico a causa della forte dipendenza della sua struttura dei costi dalla fornitura di prodotti agricoli (circa il 20% delle revenue) e dalle materie prime per l’imballaggio (circa il 10% delle entrate).

Sulla filiera agricola-alimentare si focalizza proprio il report di Oxfam, famosa ONG inglese. “Standing on the sidelines”, riguarda infatti le performance ambientali di 10 grandi aziende di questo settore. L’elenco comprende Corporations come Unilever, Coca Cola, Nestlé o la stessa Pepsi Cola. L’impatto della produzione agricola, della trasformazione e del consumo di questa filiera è impressionante. Da sole immettono ogni anno nell’atmosfera 263,7 mio di tonnellate di gas serra, quanto uno dei 25 paesi più inquinanti. I dati dimostrano che i loro interventi non sono ancora cosi determinanti quanto dovrebbero; Oxfam afferma che sarebbero in grado di ridurre facilmente le loro emissioni di 80 milioni di tonnellate di gas serra entro il 2020. Un ammontare pari alla eliminazione completa delle auto circolanti in megalopoli come New York, Los Angeles, Pechino e Londra. E non si tratta solo di un atteggiamento altruistico comunque giustificato. Anche nel report di Oxfam vengono riportati i costi e i danni operativi causati dal cambiamento climatico a queste aziende.

Il settore agricolo e forestale è davvero un elemento cruciale della battaglia contro i cambiamenti climatici. Secondo gli esperti se davvero vogliamo mantenere l’incremento delle temperature entro 2° gradi per il 2050 è necessario che l’emissione netta di gas serra di questo settore cada a zero grazie alla possibilità di catturare anidride carbonica!

Nel frattempo, come quasi sempre succede, è la finanza che sembra prepararsi al meglio ai nuovi tempi. Sta infatti aumentando considerevolmente anno dopo anno il numero degli investitori professionali in grado di fornire pacchetti finanziari carbon free.

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