Il tessile italiano accetta la sfida di Greenpeace

detoxblogDue anni fa la sezione italiana di Greenpeace ha avviato anche nel nostro Paese la campagna per eliminare le sostanze chimiche pericolose dalle produzioni del tessile e della moda . La resistenza al cambiamento dei  brand del lusso è stata fino ad oggi particolarmente ostinata, ma ora la situazione può cambiare velocemente con l’impegno di un gruppo di produttori di tessuti di primo piano.L’annuncio è stato fatto nella recente Settimana della Moda autunnale a Milano. Sei aziende italiane, fra cui il gruppo Miroglio, leader nella produzione di tessuti stampati ed accessori per i brand della alta moda si sono impegnati a conseguire gli obiettivi Detox di Greepeace. Si tratta di aziende di produzione in grado di realizzare enormi quantità di prodotto. Si parla di 40.000 chilometri di tessuto stampato con i quali si può ricoprire l’intera circonferenza terrestre o, più ragionevolmente produrre oltre 70 milioni di indumenti l’anno.

L’impegno a favore della sostenibilità  di questa aziende ovviamente non poteva nascere con l’accettazione del programma Detox. Il Gruppo Miroglio ad esempio, secondo le informazioni comunicate,  sta investendo da anni per ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi e per ridurre il consumo di acqua ed energia anche nella catena di fornitura. L’annuncio nel corso della Settimana della Moda non è servito quindi soltanto per rendere noto l’impegno ad eliminare ogni prodotto chimico pericoloso dalle produzioni delle sei aziende entro il 2020, ma anche per comunicare i risultati già raggiunti, che riguardano ad esempio la eliminazione già conseguita di 8 degli 11 prodotti chimici individuati da Greenpeace come prioritari (vedi qui). Inoltre i clienti finali e gli acquirenti dei prodotti tessili del gruppo di aziende italiane potranno seguire anche sulla rete le informazioni sul progressivo avanzamento verso gli obiettivi fissati per il 2020.

L’impegno di queste importanti aziende della filiera tessile e moda rischia d’altra parte di lasciare “scoperti” quei brand del lusso come Versace , Gucci e Dolce & Gabbana che fino ad oggi sono restati molto tiepidi nei confronti dell’impegno richiesto da Greenpeace adducendo proprio la motivazione della impossibilità di ottenere tessuti Detox per le loro creazioni. Una limitazione che oggi non è più nei fatti.

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